Può piacere o no, ma se dalla nostra posizione geografica sentiamo l’ipotesi di una guerra con la Russia come una fantasia remota, come qualcosa che mai potrebbe succedere, altre Nazioni la pensano in modo diverso.

In Italia, anche dopo l’annessione della Crimea nel 2014, anche dopo l’invasione russa in Ucraina nel 2022, continuiamo a sentire l’ipotesi di una guerra con l’esercito di Putin come una cosa molto lontana.

In Polonia, Finlandia e nelle Repubbliche Baltiche la pensano diversamente. Loro non sono separati da migliaia di chilometri dall’esercito di Putin, loro con la Russia ci confinano.

La Polonia sta rapidamente aumentando il suo impegno nella difesa nazionale, posizionandosi come il principale investitore militare della NATO, con una spesa pari al 4,7% del PIL e la più grande forza militare dell’Unione Europea. Il governo polacco guidato dal primo ministro Donald Tusk, reagendo alle crescenti tensioni con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, ha annunciato un ambizioso programma di formazione militare volontaria per tutti gli adulti del paese.

L’obiettivo è preparare una riserva pronta e ben addestrata nel caso in cui dovesse scoppiare un conflitto aperto con la Russia e la Bielorussia. Data la vicinanza geografica e l’assenza di una zona cuscinetto strategica, la Polonia sente di dover accelerare la sua capacità di risposta militare. Il Generale Wiesław Kukuła, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate polacche, sottolinea infatti l’importanza di disporre rapidamente di un’ampia riserva operativa in grado di affiancare l’esercito regolare e le Forze di Difesa Territoriale.

Il programma prevede corsi brevi di formazione civile e militare, inclusa difesa civile, primo soccorso, addestramento all’uso delle armi e abilità utili anche in tempo di pace come la cybersecurity e la medicina di emergenza. Entro il 2026 si punta a formare almeno 100.000 cittadini.

Nonostante una parte significativa della popolazione sembri appoggiare il piano, emergono voci critiche e scettiche. Alcuni esperti militari ritengono infatti che il piano potrebbe non essere sufficiente e sostengono il ritorno a una leva obbligatoria. D’altra parte, una fascia della popolazione, soprattutto tra i più giovani, esprime scetticismo e timori circa il reale obbligo morale di difendere militarmente il paese.

Per incentivare la partecipazione, il governo polacco sta valutando una serie di benefici economici, come compensazioni finanziarie e agevolazioni fiscali sia per i partecipanti che per i loro datori di lavoro.

La Polonia dunque non si limita a potenziare il proprio arsenale bellico – che già comprende jet, carri armati, artiglieria e missili – ma sta cercando di costruire una società interamente preparata a fronteggiare la minaccia di una guerra totale con la Russia, sperando così di fungere da deterrente sufficiente a evitare il conflitto.

Per comprendere appieno la posizione attuale della Polonia riguardo alla sua preparazione militare, è utile esaminare il contesto politico interno e le storiche relazioni con la Russia.

Il governo di Donald Tusk

Donald Tusk, nato il 22 aprile 1957 a Danzica, è una figura politica di spicco in Polonia. Co-fondatore del partito centrista Piattaforma Civica (Platforma Obywatelska), ha ricoperto il ruolo di Primo Ministro dal 2007 al 2014, diventando il primo capo di governo nella Polonia democratica a essere rieletto per un secondo mandato consecutivo. Durante il suo primo periodo in carica, Tusk ha guidato il paese attraverso una significativa crescita economica e ha rafforzato i legami con l’Unione Europea. Nel 2014, ha lasciato l’incarico nazionale per assumere la presidenza del Consiglio Europeo, posizione che ha mantenuto fino al 2019. Nel dicembre 2023, dopo otto anni di governo conservatore del partito Diritto e Giustizia (PiS), Tusk è tornato alla guida del governo polacco, segnando un ritorno a politiche più europeiste e liberali.

Il nuovo esecutivo di Tusk ha posto una particolare enfasi sulla sicurezza nazionale, soprattutto in risposta alle crescenti tensioni con la Russia. Sotto la sua leadership, la Polonia ha aumentato significativamente le spese per la difesa, destinando il 4,7% del PIL a questo settore, una delle percentuali più alte tra i paesi NATO. Tusk ha sottolineato l’importanza dell’impegno dell’Alleanza Atlantica nella difesa della Polonia, evidenziando le rassicurazioni ricevute dagli Stati Uniti riguardo alla prontezza nel proteggere i membri dell’alleanza in situazioni di minaccia.

Relazioni storiche tra Polonia e Russia

Le relazioni tra Polonia e Russia sono state storicamente complesse e spesso conflittuali. Nel XVIII secolo, la Polonia subì tre spartizioni tra Russia, Prussia e Austria, che portarono alla scomparsa dello stato polacco nel 1795. L’indipendenza fu riconquistata solo nel 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale, con la definizione della linea Curzon come confine orientale. Tuttavia, nel 1939, la Polonia fu nuovamente invasa, questa volta dalla Germania nazista e dall’Unione Sovietica, in base al patto Molotov-Ribbentrop, subendo ulteriori divisioni territoriali.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Polonia entrò nell’orbita sovietica, diventando uno stato satellite dell’URSS fino al 1989. Durante questo periodo, le relazioni tra i due paesi furono caratterizzate da tensioni e sottomissione politica. La caduta del comunismo portò a una fase di miglioramento nei rapporti bilaterali, ma eventi successivi, come l’invasione russa della Georgia nel 2008 e l’annessione della Crimea nel 2014, hanno riacceso le diffidenze storiche. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 ha ulteriormente deteriorato le relazioni, spingendo la Polonia a rafforzare le proprie capacità difensive e a cercare maggiore supporto all’interno della NATO.

Questi elementi storici e politici contribuiscono a spiegare la determinazione della Polonia nel prepararsi a eventuali conflitti futuri e nel consolidare la propria posizione all’interno delle alleanze occidentali.